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50 anni di plastilina sullo schermo – Breve storia di Aardman Animations

50 anni di plastilina sullo schermo – Breve storia di Aardman Animations

Copyright: Aardman Animation

Aardman Animations è ufficialmente tornata al cinema il 28 ottobre, data di uscita del suo nuovo film in stop-motion (distribuito in Italia da Lucky Red) Shaun Vita Da Pecora – Operazione Z. U. C. C. A.: si tratta del terzo lungometraggio basato sulla serie televisiva britannica omonima, a sua volta spin-off del cortometraggio Una tosatura perfetta (1995) e sequel di Shaun, vita da pecora: Farmageddon – Il film (2019).
Per l’occasione, ci è sembrato opportuno ripercorre brevemente la storia di questo formidabile studio di animazione e della sua particolarissima tecnica realizzativa.

Buon compleanno, Aardman!

Aardman Animations nasce come un progetto a basso budget di Peter Lord e David Sproxton, che sognano di produrre un lungometraggio d’animazione.
In principio, collaborano con BBC realizzando sequenze animate per Vision On (1964-1976), una serie destinata al pubblico di bambini non udenti. L’uso dell’animazione in plastilina (claymation) per produrre un segmento chiamato Gleebees (1975) diventa l’ispirazione per la creazione di Morph, un personaggio diventato subito la mascotte ufficiale e il simbolo di Aardman Animations, che viene ufficialmente fondata a Bristol nel 1976, ben cinquant’anni fa. Il nome dell’azienda deriva proprio da quello di un personaggio (una bizzarra parodia di Superman) di Vision On e nasce da un gioco di parole basato sull’espressione “hard man”.
Più o meno nello stesso periodo, Lord e Sproxton fanno la loro prima incursione nell’animazione per adulti con i cortometraggi Down and Out e Confessions of a Foyer Girl, ovvero due episodi della serie Animated Conversations (1976-1977), sempre targata BBC. Successivamente, lo studio si approccia anche al mondo della musica, realizzando le animazioni per i videoclip di Sledgehammer (1986) di Peter Gabriel e di My Baby Just Cares For Me (1987) di Nina Simone.

Peter Lord e David Sproxton con Morph, la prima mascotte dello studio (foto di Justin Sutcliffe per LIghtroom KX).

Comunque, Aardman continua a lavorare assiduamente sul formato breve e per Channel 4 sviluppa la serie Conversation Pieces, cinque cortometraggi appartenenti allo stesso ambito di Animated Conversations ma ben più sofisticati. A questo punto, Lord e Sproxton ampliano le dimensioni dello studio e iniziano ad assumere altri animatori; tre dei nuovi arrivati debuttano alla regia con Lip Synch: dei cinque corti di questa serie, due vengono firmati da Lord, uno da Barry Purves, uno da Richard Goleszowski e uno da Nick Park.
Quest’ultimo rappresenta una figura molto importante nella storia dello studio, perché nel 1990 il suo cortometraggio Creature Comforts regala ad Aardman Animations il primo Premio Oscar. Park, inoltre, è uno degli artefici dei primi corti animati in plastilina relativi alle avventure di Wallace e Gromit, la celebre coppia comica (un ingenuo inventore inglese con la passione per il formaggio e un cane intelligente e silenzioso) per cui lo studio è diventato famoso. Questi film includono Una fantastica gita (989), I pantaloni sbagliati (1993) e il già menzionato Una tosatura perfetta; gli ultimi due si aggiudicano l’Oscar nella categoria Miglior cortometraggio d’animazione.

Nel dicembre del 1997, Aardman e DreamWorks annunciano una collaborazione dedita alla produzione e distribuzione di Galline in fuga (2000), già in preproduzione da un anno e destinato a diventare il primo lungometraggio targato Aardman Studios. Il 27 ottobre 1999, le due aziende firmano un contratto da 250 milioni di dollari per lo sviluppo di altri quattro film da distribuire nei dodici anni seguenti. In concomitanza con la sottoscrizione di tale accordo, viene annunciato anche il primo progetto, intitolato La lepre e la tartaruga e tratto dall’omonima favola di Esopo. Il film, che doveva essere diretto da Richard Goleszowski, viene tuttavia interrotto appena due anni dopo, a causa di alcuni problemi relativi alla sceneggiatura.
Così, il secondo lungometraggio dello studio di Bristol diventa Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro (2005), che riporta in auge, a distanza di quasi dieci anni, i due personaggi simbolo di Aardman. L’anno successivo, invece, Giù per il tubo si attesta come il primo film della casa d’animazione a essere realizzato interamente in computer grafica (l’acqua, elemento predominante della pellicola, era infatti troppo difficile da animare tramite claymation).

Nell’aprile del 2007, Aardman firma un accordo di tre anni (subito rinnovato nel 2010) con Sony Pictures Animation per finanziare, produrre e distribuire nuovi film. Il primo risultato di questa nuova collaborazione con una major è Il figlio di Babbo Natale (2011), realizzato nuovamente in CGI e distribuito anche in 3D.
Infine, l’uso della stop-motion viene ripreso dallo studio durante lo sviluppo di Pirati! Briganti da strapazzo (2012), il primo film diretto da Peter Lord dopo Galline in fuga (firmato anche da Nick Park).

A tu per tu con la plastilina: appunti sulla claymation

La claymation, ovvero l’animazione in plastilina, è una delle tante forme di animazione stop-motion. Ogni elemento animato, che si tratti di un personaggio o di uno sfondo, è “deformabile”, ovvero realizzato con una sostanza malleabile. Ogni oggetto o personaggio viene scolpito nell’argilla o nella plastilina, solitamente attorno a uno scheletro di filo metallico, detto armatura, e poi disposto sul set, dove viene fotografato una volta prima di essere leggermente spostato a mano per prepararlo alla ripresa successiva. E così via finché l’animatore non ottiene tutte le inquadrature desiderate.
Per mantenere l’illusione di continuità durante la proiezione di un film in claymation, è necessario che le riprese siano state effettuate in un ambiente coerente, dove gli oggetti devono essere posizionati e illuminati in modo uniforme. Infatti, produrre un’animazione in stop-motion usando la plastilina è estremamente laborioso.

I film in claymotion venivano realizzati negli Stati Uniti già nel 1908, come dimostra The Sculptor’s Welsh Rarebit Dream prodotto da Edison Manufacturing. Ma è dal 1916 che la questa tecnica acquisisce sempre più popolarità, grazie all’artista Helena Smith Dayton e all’animatore Willie Hopkins. Questi, in particolare, era piuttosto prolifico, avendo prodotto oltre cinquanta segmenti animati in claymation per il settimanale Universal Screen Magazine.
Negli anni Venti, l’animazione tradizionale diventa però la modalità dominante per lo sviluppi di cartoni animati, anche se nel 1921 la claymation appare ancora in Modeling, un film dei Fleischer Studios e appartenente alla serie Out of the Inkwell.

Il pioniere della claymation per come la intendiamo oggi è l’animatrice Joan C. Gratz, autrice di opere nominate all’Oscar come The Creation (1981) e Mona Lisa Descending a Staircase (1992).
Una variante della claymation è stata poi sviluppata da Craig Bartlett che non si limitava a usare l’argilla, ma addirittura costruiva immagini su più piani in modo da creare un effetto tridimensionale dal punto di vista della macchina da presa.

Joan C. Gratz ai Premi Oscar 1993 (foto di Ron Galella, Ltd./WireImage).

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