Il caso di No Other Land tiene ancora banco negli ultimi mesi, soprattutto a seguito della vittoria dell’Oscar 2026 nella categoria di miglior documentario; il film, che racconta in maniera particolarmente lucida gli effetti del genocidio palestinese, ha avuto grande difficoltà nel trovare un distributore, anche a seguito della vittoria agli Academy Awards, dove si è di fatto presentato senza essere mai stato distribuito negli Stati Uniti. Adesso, sembra che siano stati i registi stessi del documentario a rifiutare un accordo per la distribuzione del film nelle sale cinematografiche americane, che avrebbe visto MUBI in prima linea: le motivazioni, come si può facilmente immaginare, riguardano l’accordo di 100 milioni che ha visto la realtà dello streaming impegnata con Sequoia Capital, società californiana che ha investito anche in una startup israeliana Kela.
Basel Adra e Yuval Abraham, i due registi del film, hanno deciso di distribuire in maniera totalmente indipendente il documentario in streaming, lasciandolo a noleggio o in acquisto nelle principali piattaforme Apple TV, Amazon, Google Play e YouTube e come annunciato direttamente da Instagram. La motivazione dietro il rifiuto di un accordo per la distribuzione del film su MUBI è arrivata per motivi puramente etici, come specificato da Basel Adra:
“Questo film mostra la realtà dell’occupazione israeliana e dell’oppressione contro i palestinesi, ma questa verità a quanto pare non si adattava alla narrativa che i grandi streamer statunitensi volevano promuovere. Abbiamo parlato con MUBI per mesi e inizialmente pensavamo che il nostro film avesse trovato la sua collocazione, ma alla fine abbiamo scoperto che stavano accettando un ingente investimento da Sequoia Capital. Oltre a essere immorale, per noi non aveva alcun senso che prendessero il nostro film che mostrava l’oppressione israeliana dei palestinesi e poi collaborassero con un’azienda che contribuiva a tale oppressione”
Negli ultimi mesi si è parlato tanto dell’accordo tra MUBI e Sequoia Capital, con il risultato di una grande percezione negativa dal punto di vista mediatico, che si è inevitabilmente diffusa nell’associare il servizio di streaming d’essay al genocidio palestinese. Dal suo canto MUBI, che non ha commentato le dichiarazioni di Basel Adra, aveva già negato un possibile coinvolgimento diretto nelle azioni belliche israeliane o nel finanziamento armato, definendo Sequoia Capital un investitore minoritario e Shaun Maguire, partner dell’azienda californiana oggetto di scandalo per le sue dichiarazioni islamofobe, non coinvolto nella trattativa dal punto di vista operativo.