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Venezia 83 – Intervista a Sergej Loznitsa: “Imperium” e un’Unione Sovietica che non esiste più

Copyright: Ufficio Stampa Biennale di Venezia

Durante l’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il regista e documentarista russo-ucraino Sergei Loznitsa per parlare del suo nuovo film Imperium, monumentale documentario d’archivio, presentato nella sezione Venice Open – Fuori Concorso, di cui abbiamo parlato qui.

L’intervista

Domanda: 1987 un ufficiale durante il suo periodo di leva obbligatoria al confine turkmeno disse alla sua truppa: “Ragazzi, qui l’Unione Sovietica non esiste”. Dopo aver visto filmati d’archivio realizzati in ogni angolo della nazione, ha mai pensato la stessa cosa in alcuni momenti?

Loznitsa: Quello che ci disse quel comandante era da intendersi più come un consiglio per salvaguardare la nostra incolumità. L’Unione Sovietica che non esisteva secondo lui era quella rappresentata dal distretto militare in cui ci trovavamo, varcare il confine sarebbe stato estremamente pericolo. Ma in quel momento, non si poteva certo negare l’esistenza dell’Unione Sovietica in quanto nazione, come non si poteva negare che quello fosse un territorio colonizzato dai bolscevichi che stava in piedi solo grazie all’utilizzo delle armi. Per questo ho voluto intitolare il film Imperium, per sottolineare il senso di Comando sul territorio, più che quello di Stato.

D: C’è stato un momento, tra tutti i filmati presenti nel film, che l’ha emozionata particolarmente? E c’è stato magari un filmato che ha deciso di tagliare dal montaggio finale che un po’ rimpiange di aver escluso?

S.L: Questa è una domanda interessante e allo stesso tempo paradossale, che ci fa parlare sia di questo film, di tre ore, che di ciò che ne è rimasto fuori. Mi sono sempre chiesto, fin da bambino, guardando filmati in televisione “come è possibile vivere così ?”. Tutto ciò che ho visto riprendeva un mondo reale, che esisteva davvero e che inevitabilmente sconvolge. Vedere una folla di persone adulte marciare sulla Piazza Rossa, fiere ma con costumi goffi, agitando pannocchie, cosa volevano dimostrare? Mi verrebbe da chiedere loro quello che veniva chiesto a me quando mi comportavo in modo strano da bambino: le vostre madri sanno che siete qui? Per non parlare poi di quella scena in cui una bambina kazaka, tanto piccola da non arrivare agli sportelli, riportare bottiglie vuote di vodka, voi lo fareste mai fare ai vostri figli? Per la maggior parte delle persone tutto ciò era normale, capite che paese era?

D: Quali sono le domande che spera sorgano nel pubblico dopo la visione del film?

S.L: Perché esistono ancora le persone che condividono l’idea che la nostra comunità debba essere così?

D: Grazie per la sua disponibilità.

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