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Arundhati Roy lascia la giuria della Berlinale in seguito alle controverse dichiarazioni di Wim Wenders

Foto: Toronto Star via Getty Images

La giurata indiana, scrittrice e sceneggiatrice classe 1961, ha deciso di abbandonare la giuria del concorso principale del 76esimo festival di Berlino in seguito alle dichiarazioni dello scorso 11 febbraio del presidente di giuria Wim Wenders.

Wenders, nel corso della conferenza di presentazione delle giurie, aveva dichiarato che “Noi giurati dobbiamo tenerci lontani dalla politica. Noi siamo il contraltare della politica. Il nostro ruolo è quello di fare il lavoro delle persone (in inglese, “the work of people”, non è troppo chiaro, n.d.r.), non quello dei politici”. Ha inoltre giustificato la sua tesi sostenendo che “I film possono cambiare il mondo, ma non in senso politico”.

La Roy ha dunque dichiarato nella giornata odierna di aver comunicato alla direzione del festival la propria decisione di fare un passo indietro ritirandosi dall’incarico. Ha poi prontamente rilasciato una dichiarazione in merito:

Sentirli dire che l’arte non deve essere politica fa cascare le braccia. È un sotterfugio per interrompere la conversazione su un crimine contro l’umanità che si sta consumando sotto ai nostri occhi in tempo reale, quando scrittori, artisti e registi dovrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per fare qualcosa.

Ha poi aggiunto:

Sebbene sia rimasta profondamente turbata dalle posizioni assunte dal governo tedesco e da varie istituzioni culturali locali in merito alla questione palestinese, ho sempre ricevuto solidarietà politica quando ho parlato al pubblico tedesco delle mie opinioni sul genocidio in atto a Gaza.

Quando Arundhati Roy parla al plurale, fa riferimento alla complicità della giurata polacca Ewa Puszczyńska, che ha immediatamente supportato Wenders intromettendosi durante il passaggio “incriminato” della conferenza. La produttrice ha infatti dichiarato (in merito alla domanda di un giornalista circa la solidarietà del governo tedesco a Israele e al silenzio istituzionale della Berlinale) che:

La domanda è fuori luogo. Naturalmente, stiamo cercando di parlare con le persone – con ogni singolo spettatore – per farle riflettere, ma non possiamo essere responsabili di quale sarebbe la loro decisione di sostenere Israele o la decisione di sostenere la Palestina.

Tragicomico infine il passaggio in cui si sofferma sugli altri genocidi nel mondo, in cui usa come esempio il “genocidio senegalese” confondendolo con quello del Darfur (sudanese).

In quanto redazione, ci teniamo a esprime solidarietà nei confronti della giurata in merito alla sua presa di posizione audace e necessaria. Una nota lieta e speranzosa che chiude una parentesi, quella delle dichiarazioni di Wenders sulla politica, vergognosa. Una autentica paraculata.

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