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Trovare un po’ di luce: intervista ad Ali Asgari

Abbiamo intervistato Ali Asgari per parlare del suo nuovo film, Un Po’ di Luce, attualmente nei cinema
Copyright Teodora Film

Vi proponiamo la nostra intervista ad Ali Asgari, regista iraniano con un profondo legame con l’Italia e che propone uno sguardo fortemente innovativo sul cinema iraniano. Con otto partecipazioni ai maggiori festival internazionali e una candidatura ai David di Donatello nel 2022 con il cortometraggio Yolcular, tra i suoi lungometraggi troviamo Disappearance (2017), Kafka a Teheran (2023) e Divine Comedy (2025). Il suo ultimo lungometraggio Un po’ di luce, attualmente nelle sale, è stato presentato in concorso durante l’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (qui la nostra recensione).

Ali Asgari è attualmente impegnato in numerosi incontri con il pubblico in varie città italiane insieme a Teodora Film. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo ospitati dal Cinema Astra di Parma, che da anni promuove attivamente l’attività di incontro tra pubblico e cineasti.

Dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio, Arash, un medico iraniano, disilluso, perde ogni fiducia nel futuro. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa. Ma la compassione, la cura e la vicinanza che gli dimostrano finiscono per riconciliarlo con la realtà.

Lei ha sempre amato il registro della commedia nera. Perché in questo film ha scelto di prediligere l’aspetto del “nero”, lasciando quasi completamente da parte la commedia? È solo per rispetto del tema o c’è dell’altro?

A.A: In origine l’intenzione era proprio quella di girare una commedia, ma dopo quello che è successo in Iran a gennaio, con quei grandi massacri nelle strade, ho pensato che non fosse assolutamente possibile girare una commedia. La società iraniana da allora è caduta in uno stato di profonda depressione, una commedia per me non sarebbe stata moralmente accettabile. Ho cercato però di aggiungere al mio film una punta di dolcezza, per diminuire la sua profonda amarezza.

Il mestiere di medico per il suo protagonista Arash implica sicuramente un ruolo di grande responsabilità verso gli altri, oltre che verso sé stesso. Quanto è stata centrale la scelta di questa professione nella fase di scrittura del film? Un altro mestiere avrebbe mutato il suo dramma?

A.A: Sicuramente la scelta di un altro mestiere avrebbe portato il film in un’altra direzione. Il primo dovere di un medico è quello di curare i malati, ma essendo stato incarcerato questo per Arash non è stato possibile per un lungo periodo. E già qui per me nasce un enorme contrasto. Inoltre, a causa del blocco di Internet, da gennaio i medici oltre a svolgere il loro dovere sono diventati, per me e per tutti gli iraniani, una delle principali fonti di notizie. Sono stati testimoni di tutto, a contatto diretto con ogni situazione di pericolo. Per questo ho deciso che il mio protagonista fosse un medico, per metterlo al centro della Storia.

Copyright Teodora Film

Il cinema italiano è sempre stato una sua grande fonte di ispirazione. C’è stato qualche titolo in particolare che le tornava in mente per questo film?

A.A: Un film che amo molto, e da cui ho preso molta ispirazione è stato sicuramente La Stanza del Figlio di Nanni Moretti. Più che nella messa in scena, nella scelta della tematica e di come viverla. È stato un film molto importante, che parla di come una famiglia continui a vivere dopo una tragedia.

Come si aspetta che questo film venga recepito dal pubblico iraniano e quali differenze possono esserci, se ci sono, con la percezione del pubblico occidentale?

A.A: Non credo che ci possano essere grandi differenze, questo film vuole parlare di tematiche abbastanza universali: tutto il mondo è connesso dai rapporti familiari, dal legame con la propria madre, dalla volontà di aiutare gli altri. Forse lo spettatore iraniano vivrà tutto più intensamente, pensando a quello che ha vissuto negli ultimi tempi, in un periodo di forte stress per la nostra nazione, ho visto i miei connazionali molto commossi alla fine del film.

Qual è la domanda che vorrebbe sorgesse nello spettatore alla fine del film?

A.A: Vorrei che si chiedessero in cosa riescono a trovare un po’ di luce nella loro vita. A tutti noi capita di non stare bene, anche se non come Arash dimenticandoci di cosa è importante e di cosa ci fa trovare sollievo. Anche quando non ci troviamo in uno stato d’animo vivace, ognuno di noi deve chiedersi quali sono le ragioni che possono aiutarlo a continuare a vivere.

Un Po’ di Luce è attualmente nelle sale italiane, distribuito da Teodora Film.

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