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Venezia 83 – L’estranea: la prima volta in concorso di Paolo Strippoli tra boomer, Fabio Grosso e sacrifici

Venezia 83 – L’estranea: la prima volta in concorso di Paolo Strippoli tra boomer, Fabio Grosso e sacrifici

Copyright: 01 distribution

Un po’ come nello splendido Homo Argentum? di Cohn e Duprat (visto alla Festa del Cinema di Roma 2025), il nuovo lavoro di Paolo Strippoli ruota attorno a un’idea piuttosto nichilista circa le speranze del nostro paese: tutto sta andando a rotoli? Che importa, siamo campioni del mondo!

Perché sì, L’estranea passa anche per la sera del 9 luglio 2006, in cui per la quarta volta ci siamo laureati campioni del mondo all’Olpympiastadion di Berlino, tra lacrime, sangue, alcol e sudore. L’opera è divisa in 4 capitoli e un epilogo, suddivisi in quattro momenti temporali: 1999, 2006, 2025 e 2026, con quattro momenti chiave nella storia di una famiglia medio-borghese del Sud Italia, che ha iniziato a fiorire economicamente in quello che fu l’ultimo momento nella storia recente del Belpaese in cui eravamo sempre con la pancia piena, su un piano economico-finanziario. Perché l’Italia di Strippoli, nei primi due capitoli (’99 e 2006) descrive il passaggio di stato dei boomer italiani dai sacrifici degli anni ’70 e ’80 alla ricchezza spropositata degli anni ’90, in particolare nel paio d’anni antecedenti al passaggio all’euro; proprio con la transizione valutaria, il giovane e talentuoso cineasta racconta di come poi i governi che si sono susseguiti nel corso del primo decennio del terzo millennio abbiano lasciato dietro milioni di famiglie italiane, inaugurando una stagione fatta di sacrifici e conservazione. Ed è qui, che subentra l’impresa sportiva: l’Italia-Francia del 2006 diventa il momento clou con cui una nazione intera anestetizza il dolore di un trauma socio-economico che tocca tutti (o quasi). E anestesia è una parola chiave ne L’estranea, esattamente come già accaduto nel precedente – splendido – La valle dei sorrisi, con cui l’autore inaugurava un discorso di psicanalisi della nostra Italietta che passa proprio per rappresentazioni orrorifiche di repressione (sessuale), anestetizzazione (emotiva), omologazione e fede, tutti elementi che tornano anche ne L’estranea, questa volta però senza una reale idea di critica sociale, senza un briciolo di punto di vista sulla decadenza che giorno dopo giorno condiziona (sempre più alla luce del sole) la nostra terra. La questione orrorifica qui, passa per una figura spiritica, una misteriosa tentatrice (Valeria Bruni Tedeschi) che in ciascuno dei quattro capitoli si palesa al cospetto della madre della famiglia protagonista (Jasmine Trinca), proponendole degli “scambi”, dandole l’opportunità di scambiare il dolore di uno dei suoi familiari con quello di un altro/a. Questo meccanismo paranormale fa abbattere alcune maledizione su figli e marito (Adriano Giannini) della donna, che a più riprese, davanti ai più grandi (possibili) traumi della sua vita adulta si troverà costretta a scegliere tra figlio maschio e figlia femmina, marito e figlio, nipote e figlia. E così via in ognuno dei quattro capitoli.

Chiaramente, il metaph-horror di Strippoli cerca di raccontare una generazione di adulti allo sbaraglio, in crisi di idee entro la fine del millennio scorso, in conflitto con la propria prole, che ha lasciato loro le briciole di quel benessere di fine anni ’90. Ciononostante, tornano alla carica quando nel presente, coi figli ormai cresciuti, tentano invano di correggere il tiro, nella speranza (se vuoi figlia di una decadenza di mente e corpo) un po’ senile di poter cambiare il corso degli eventi. Il disastro del film di Strippoli però, passa in primis per una regia che predilige l’ostentazione di virtuosismi estetici a una scrittura decorosa, negli snodi principali, oltre a un’idea di critica sociale già invecchiata rispetto al brillante La valle dei sorrisi di appena un anno fa, che risulta continuamente fuori fuoco nel corso della storia. Ha poche idee, le inscena male e le enfatizza ancora peggio. Decisamente sulla stregua di Piove che non su quella de La valle dei sorrisi che forse, purtroppo, potrebbe rivelarsi un fuoco di paglia.

Voto:
2.0 out of 5.0 stars

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