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Cannes 79 - El Ser Querido: i film non possono aggiustare tutto, giusto?
Cannes 79 – Paper Tiger: James Gray manca l’equilibrio tra noir e melò

Cannes 79 – Paper Tiger: James Gray manca l’equilibrio tra noir e melò

Copyright: NEON, Leone Film Group

Guardando le prime scene di Paper Tiger si ha l’impressione che il grande James Gray sia tornato sulla Croisette per espandere – e quindi, in un certo senso, correggere – Armageddon Time (all’inizio è presente anche la scena in cui la famiglia discute a cena dell’educazione scolastica dei figli, ricalcata su quella della pellicola con Anthony Hopkins), accolto mestamente a Cannes quattro anni fa. Il nuovo lavoro del regista, presentato in concorso, si pone come l’ennesimo racconto degli anni Ottanta del Queens (New York, luogo di elezione e centro poetico di tutto il cinema dell’autore), la cui natura di tragico melodramma familiare (il film si apre con una citazione dell’Agamennone di Eschilo) si ibrida, però, con la cupezza dei primi noir di Gray. Insomma, sembra spiacevolmente che il regista abbia voluto (o dovuto?) scendere a compromessi con sé stesso, riproponendo quelle forme cinematografiche che l’hanno reso famoso e vincente dagli anni Novanta alla metà dei Duemila e allo stesso tempo restando sulla scia dell’opera precedente.

Adam Driver e Miles Teller interpretano, correttamente e senza destare clamore, due fratelli: il primo, Gary, è benestante ed economicamente intraprendente, mentre il secondo, Irwin, è contraddistinto da una certa umiltà e cautela. Quando si ritrovano immischiati in un losco affare lavorativo con la mafia russa, le loro vite e in particolare quella della famiglia di Irwin guidata dalla moglie Hester (Scarlett Johansson) vengono messe in grave pericolo. Insomma, la trama è una di quelle dei primi film del regista e, effettivamente, alcune scene riescono a pareggiare la tensione mozzafiato che spesso elargivano le opere noir di Gray: la minaccia perpetrata da due mafiosi russi ai danni dei figli di Irwin, l’inquietante avvertimento notturno sotto forma di home invasion (la cui fotografia ricorda felicemente una scena molto simile di Atto di violenza, celebre noir diretto da Fred Zinnemann nel 1948) e, innanzitutto, la notevole sparatoria tra l’erba alta nel prefinale.

Il problema è che Gray non riesce, in sede di sceneggiatura, a trovare un equilibrio, soprattutto in termini di screentime, tra la componente melodrammatica (il pensiero vola subito alla storyline di Hester, apparentemente importante ma relegata a un sottotesto ambientalista – l’inquinamento a New York – lasciato troppo in profondità) e quella noir del film, dove quest’ultima è evidentemente quella che sta più a cuore al regista.

Il paradigma di questo sbilanciamento è rappresentato dallo stridore di toni e dalla caduta di stile, che inibiscono tutte le promettenti doti di Paper Tiger, nel passaggio dal prefinale al finale. Dopo la bellissima scena della sparatoria, infatti, assistiamo a un’incomprensibile chiosa eccessivamente smielata, che si aggira più dalle parti del patetico che da quelle del melò o del tragico. Un vero peccato, soprattutto a fronte di un’opera comunque godibile. Ma da un maestro come James Gray è lecito aspettarsi molto di più.

Voto:
3.0 out of 5.0 stars

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