“Questo è solo l’inizio”, esclamava la Chani di Zendaya al termine del primo film di Dune, che per primo aveva superato un tabù che aveva fermato anche i più grandi – Jodorowski, Lynch – e che aveva portato la complessa materia formata da Frank Herbert a diventare una sfida insormontabile per lo schermo. Poi da un lato la tecnologia, che ha fatto passi da gigante nel tentare di ricreare mondi e di costruirne degli altri, dall’altro la sempre meno marcata esigenza immaginifica hanno garantito a Dune la sua esistenza, al netto di differenze, difetti riscontrati e forma non sempre ben tangibile nell’economia del racconto. Tutto questo conduce inevitabilmente verso un finale, quell’epic conclusion che la Warner Bros. comunica attraverso i character poster di Dune – Parte Tre, il terzo e ultimo capitolo della trilogia sci-fi messa in piedi da Denis Villeneuve, e di cui vale la pena spendere qualche parola, anche solo per anticipare alcuni dei principali stravolgimenti a cui assisteremo nel terzo film.
Per correttezza d’informazione, vi avvertiamo che parte di quanto scritto di seguito potrebbe essere spoiler dunque, in caso di visione “pura” come la spezia di Arrakis, non continuate ulteriormente e attendete l’incontro con la sala.
Si parte proprio da Zendaya nel volto di Chani, il personaggio più politicizzato, in termini di scarto, rispetto al libro. Denis Villeneuve ha sfoltito molto la materia riguardante le “tre moglie” di Paul Atreides, che nel secondo film scendono, di fatto, a una: Irulan. Chani resta la concubina di Paul che nel libro avrà un ruolo fondamentale per la procreazione dei Figli di Dune, Leto e Ghanima, ai quali sarà legata la prosecuzione anche del possibile futuro dei film o degli altri progetti televisivi. Il volto di Zendaya richiama l’ultima immagine del secondo film, con Chani che si opponeva al piano Imperiale di Paul Atreides con cui, presumibilmente, si aprirà il terzo lungometraggio mostrandone i disastrosi effetti: nel libro la sua infertilità è provocata da Irulan, ma quando il piano sarà sventato la nascita dei figli di Paul Atreides provocherà (con l’uomo che ne è perfettamente consapevole per prescienza) la morte della sua donna più amata. Da lì, una spirale di eventi che coinvolgerà anche la stessa Irulan, una delle meglio caratterizzate nel character poster con una Florence Pugh il cui volto sembra fondersi con quello del deserto: un chiaro rimando al piano del Bene Tleilax (in accordo con Bene Gesserit e stirpe Corrino) di uccidere Paul servendosi proprio di sua moglie; eppure, nei libri Irulan si allontanerà molto dalle Bene Gesserit dopo aver compreso la loro crudeltà, avvicinandosi – pur non riuscendo mai davvero a sostenerla – a Ghanima, la figlia di Paul che incarna tutte le coscienze di chi l’ha preceduta, esattamente come sua zia Alia e sua nonna Lady Jessica. Irulan sarà allora fondamentale nel passaggio di trasformazione e di attentato a Paul Atreides, oltre che nella logica stessa dell’Impero.
Per continuità femminile passiamo proprio a Lady Jessica: Rebecca Ferguson ha anticipato che il suo ruolo sarà minore nel terzo film di Denis Villeneuve e confermiamo, dai libri, che la figura diventerà sempre più marginale. Non tanto in Messia, quanto ne I Figli di Dune, Jessica ritorna imponente per l’adesione a un nuovo programma di addestramento Bene Gesserit, mentre in Messia di Dune radicalizza la sua posizione spostandosi anche geograficamente, mentre lo Kwisatz Haderach imperversa nel deserto. Consideriamo adesso due nuove aggiunte, che naturalmente i due character poster hanno posto in rilievo: Scytale e Hayt. Partiamo dal secondo rispondendo innanzitutto a una domanda: Hayt è Duncan? Rispondere a questo interrogativo è certamente complicato in poche righe, ma potremmo sintetizzare il tutto con nì. Il programma del Bene Tleilax porta alla formazione di un ghola, un qualcosa che evolve rispetto alla struttura del clone, poiché non si parla soltanto di fattezze fisiche che vengono ricreate, ma di vere e proprie cellule che vengono inserite all’interno di un’ideale “stampante virtuale” in grado di replicare nuova vita a partire da quelle. Non solo: nel finto Duncan Idaho viene instillato anche un “trigger” che porterà a uccidere Paul in risposta a una determinata parola pronunciata dall’uomo ma che chiamerà in causa una grande evoluzione sul tema della coscienza del personaggio.
Scytale, invece, è invece un Danzatore del Volto. Già conosciuti nella serie Dune: Prophecy su HBO Max, si tratta di mutaforma che riescono, anche in questo caso, non solo di replicare le fattezze fisiche ma di assumere tutti gli atteggiamenti, i tic, le caratteristiche intime del soggetto replicato: Scytale sarà evidentemente l’antagonista (per quanto di villain non si possa effettivamente parlare in Dune) di Paul Atreides e il poster, che riflette il volto dell’attore in un ideale specchio posto alla sua sinistra, comunica immediatamente la trasformazione che avverrà nel film e che determinerà, del resto, anche lo scontro finale tanto atteso. Non si offrono in questa sede altre parole rispetto all’analisi del poster di Paul Atreides di cui abbiamo parlato qui, mentre vogliamo invece soffermarci su Alia Atreides, l’Abominio, il cui volto sarà incarnato per la seconda volta da Anya Taylor-Joy dopo i pochi secondi di Dune – Parte Due. La trasformazione della sorella di Paul Atreides deriva da una delle più grandi intuizioni della saga letteraria di Frank Herbert: la sua “follia” deriva dalla conquista del cervello da parte di Vladimir Harkonnen, che domina il retro della sua testa condizionandone i pensieri e portandola alla follia, oltre che al gesto di liberazione di I figli di Dune. È evidente, allora, il riferimento al sangue presente sul suo volto fin dal primo poster, che rimanda al carattere sanguinario che assumerà crescendo, diventando non soltanto molto abile nella lotta, ma anche incarnatrice di un potere corruttivo e manipolante che, del resto, la stessa parola “Abominio” ben sottolinea. Gli ultimi poster riguardano una figura che abbiamo già conosciuto nella saga e che ritorneranno essenzialmente in vesti simili, lo Stilgar di Javier Bardem, e il Farok di Isaach De Bankolé, che vedremo presumibilmente poco nel film, dal momento che il Fremen viene ucciso da Scytale prima di assumere le sembianze di Lichna.