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Laika: materia e oscurità – Parte 1: Le Origini

Copyright Laika

Questa è una storia americana, figlia del suolo, della materia, e dei soldi che dell’America sono al contempo origine e prodotto. E come molte storie americane, soprattutto quelle in cui ad un certo punto compare la parola preferita da quelle parti, che è business, troviamo rancori, tradimenti, prevaricazioni, idee, passione, falsità e verità. In questo il campo dell’animazione non è altro che una variazione, leggermente più anarchica e colorata, della stessa brutta faccenda, in cui gli amici si tradiscono a vicenda, la gratitudine viene meno e il capitale batte la tradizione. Ed è piuttosto crudele rendersi conto, che spesso è proprio questa la maniera in cui gli studios diventano grandi.

Portland, Oregon è un luogo che sembra contenere al suo interno elementi provenienti da tutti gli Stati Uniti: ha il clima, la latitudine e il rapporto con l’oceano delle città del nord est degli USA come la sua cugina omonima nel Maine, ha il freddo provincialismo delle Montagne Rocciose, l’industrialismo del Midwest e il progressismo da copertina della parte meridionale della West Coast. A Portland e dintorni sono nati grandi nomi del fumetto e dell’animazione americana come Carl Barks, Matt Groening e Bill Plympton. A Portland i Trail Blazers hanno portato il titolo NBA nel 1977, sette anni dopo la loro fondazione, per poi perdere il treno della storia nel 1984 scegliendo Sam Bowie anziché Michael Jordan al Draft. A Portland c’è soprattutto la Nike, che quel treno l’ha preso facendo firmare a quel ragazzone bravino a giocare a basket il contratto più importante della storia del marketing sportivo, passando così da grossa azienda di calzature a simbolo del globalismo capitalista. A Portland ora c’è la Laika, il principale studio di animazione in stop motion degli Stati Uniti, e dietro quel marchio, un po’ anonimo, quella scritta bianca su sfondo nero in crescendo, si cela proprio lo swosh più famoso del mondo.

Copyright Will Vinton Studio

Prima della Laika in quegli edifici c’era il Will Vinton Studio, una delle tante imprese nate sulle ceneri di un’amicizia di cui sopra. Will Vinton e Bob Gardiner avevano realizzato Closed Mondays nel 1974, primo film realizzato a Portland a vincere un Oscar (al Miglior Cortometraggio d’Animazione). Uno dei due va avanti, l’altro si ferma. Dal nome dello studio possiamo tranquillamente capire chi dei due fa cosa. Bob Gardiner vivrà la sua vita tra diagnosi di disturbi e alcolismo fino alla sua morte, dopo aver addirittura tentato di uccidere il suo vecchio collega, Will Vinton diventerà il punto di riferimento dell’animazione con plastilina in USA, soprattutto nell’ambito pubblicitario. Tra i lavori più celebri dagli anni ’70 ai ’90 abbiamo: Rip Van Winkle nominato agli Oscar nel 1978, un adattamento de Il Piccolo Principe nel 1979, contributi animati a film assai diversi tra loro come Ritorno ad Oz nel 1985 e Gli Sgangheroni nel 1992, il progetto di un lungo animato quale il coraggiosissimo ma poco collocabile Le Avventure di Mark Twain nel 1985, una stretta collaborazione con Michael Jackson sfociata nel film Moondancer e infine le mascotte pubblicitarie, a partire dai Raisins, questa stramba band composta da chicchi di uva passa, i primi di una lunghissima serie. Se vi hanno sempre inquietato gli M&M’s antropomorfi, ora sapete a chi dare la colpa.

In un clima creativo sì vitale ma forse poco audace, arriva un ragazzone di nome Travis, che poco tempo prima aveva provato a fare il rapper chiamandosi Chilly Dee, per sfuggire alla monotonia di Portland era andato a registrare a New York, vivendo non in un appartamentaccio di hustler come stereotipo vorrebbe, ma nell’attico dei suoi. Il padre di Travis è Phil Knight, fondatore di Nike che nel momento in cui all’azienda in cui lavora suo figlio serve un’iniezione di capitale, cuore di papà, mette mano al portafoglio e diventa azionista di maggioranza. Nel giro di pochissimo i rapporti di forza cambiano, Vinton è incapace di fare forza alla potenza economica dei Knight, e sicuramente la sua creatività non si era mai accompagnata ad una visione artistica sufficientemente concreta e definita, e di certo l’orgoglio e l’indipendenza non erano mai stati priorità. Il suo studio aveva bisogno di un rebranding, e di un’identità. Perfino il suo logo era ricalcato sulla firma Disney nonostante la discreta lontananza artistica. Nasce ufficialmente nel 2005 Laika, un nome che mescola, futuro, ignoto ma anche tragedia al suo interno. 

I primi passi vanno compiuti man mano, portando a termine gli impegni già presi con i vecchi contratti. Si contribuisce alla realizzazione de La Sposa Cadavere di Tim Burton, chiaramente un lavoro esterno al nucleo creativo dello studio, di onesta manovalanza che però influenza notevolmente gli animatori, che dai precedenti lavori di Burton, animati e non, sicuramente più riusciti, hanno imparato moltissimo. La Sposa Cadavere è nel suo spirito uno dei film più burtoniani di sempre, con il grosso neo di avere una CGI, mirante a replicare la puppet animation, troppo invadente e palese, soprattutto nelle inquadrature più ravvicinate, a dimostrazione, forse, di una squadra di animatori ancora in cerca della propria identità e con ancora molti garzoni a bottega.

Copyright Laika

Il primo titolo effettivamente targato Laika esce nel 2005 ed è un corto diretto da Henry Selick, il figlioccio a cui Burton aveva affidato la regia del seminale Nightmare Before Christmas. Si intitola Moongirl, ed è un piccolo sgorbio, una via di mezzo tematica tra due dei migliori corti Pixar (Lifted e La Luna) con un character design decisamente da migliorare. E che verrà migliorato eccome, fortunatamente

È un po’ più gradevole Bastards want to hit me, videoclip in animazione tradizionale realizzato per il brano della band pop rock They Might be Giants e fortemente legato all’estetica urban televisiva degli anni ’00, piacevolmente invadente anche nella televisione per ragazzi, molto distante dalla Laika che abbiamo imparato a conoscere in seguito, di cui avremo un vero assaggio nel loro primo lungometraggio, Coraline.

Laika nasce forse dall’arroganza del capitale che sottomette la passione, dal nuovo che soppianta il vecchio che non può contrastarlo. Ma nasce con una visione, con la volontà di chi sa di poter alzare l’asticella e non perdere di vista la propria idea, assorbendo i propri maestri per poi sputarli via. Laika, con Travis Knight, acquisisce la sua identità: da studio derivativo, pur solido e vulcanico, a fucina di idee, di meravigliosi orrori, di coraggio e cadute, di mondi stupendi e tremendi.

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