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Avengers: Endgame – non è una gemma tutto ciò che luccica

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L’epica conclusione della “Saga dell’Infinito” del Marvel Cinematic Universe sta per tornare nelle sale italiane il 24 settembre 2026, con una versione restaurata e delle scene in più. Avengers Endgame – Extra avrà quattro minuti in più rispetto alla durata originale, funzionali all’aggiunta di scene che serviranno a preparare gli spettatori e i fan al nuovo film in uscita il 16 di dicembre 2026, Avengers: Doomsday.

Avengers: Endgame, per quanto sia stato un film di enorme successo, amato dai fan e dal pubblico, presenta diverse incongruenze, tra cui buchi temporali ed errori di continuità, a partire dalle vere protagoniste del film, le Gemme dell’Infinito. Nel film precedente, Avengers: Infinity War (2018), ci viene illustrato dal dottor Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) che le gemme rappresentano i sei aspetti fondamentali dell’universo: spazio, tempo, potere, realtà, anima e mente, mentre nell’ancor più anteriore I guardiani della Galassia (2014) il Collezionista (Benicio del Toro) spiegava ai nostri protagonisti che le sei Gemme sono ciò che resta di antiche reliquie, forgiate in lingotti che solo gli esseri più potenti possono maneggiare senza subire danni. Ed è già qui che abbiamo delle incongruenze: sorvolando su Thanos (Josh Brolin) che tocca con tranquillità le Gemme (possiamo considerarlo fattibile dato il suo enorme potere), anche Clint Burton (Jeremy Renner), conosciuto soprattutto come Occhio di falco, tocca la gemma dell’anima – e successivamente tutte le gemme insieme – senza subire conseguenze. Ancora, parlando della Gemma dell’Anima, le regole del suo ottenimento non sono ben chiare: per ottenere la Gemma su Vormir bisogna sacrificare la persona che si ama di più in assoluto (“un’anima per un’anima”).

Tuttavia, non viene mai spiegato chiaramente se questo sacrificio sia davvero permanente o se esista un modo per aggirarlo: Nebula (Karen Gillan) sapeva cosa fosse successo su Vormir a sua sorella Gamora (Zoe Saldana), ma non ha avvertito né Occhio di Falco né la Vedova Nera (Scarlett Johansson) del terribile prezzo con cui si sarebbero confrontati; del resto, la regola del “sacrificio” è incongruente perché il Teschio Rosso parla di perdere ciò che si ama, ma su Vormir sia Clint sia Natasha cercano di immolarsi volontariamente l’uno per l’altra, trasformando il canone del baratto di un’anima in una gara di altruismo. Alla fine di Endgame, Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) riporta la Gemma dell’Anima nel passato su Vormir. Ciò crea un paradosso logico: se Teschio Rosso si era allontanato in quanto non più custode della Gemma, a chi viene riconsegnata quest’ultima al termine degli eventi? A proposito di Steve Rogers, quest’ultimo riporta il Tesseract nel 1970, generando un’ulteriore incongruenza: di fatto, ci si chiede come Captain America abbia fatto a reinserire la Gemma dello Spazio dentro il guscio del Tesseract senza l’ausilio di macchinari cosmici o di un’infrastruttura scientifica avanzata, viaggiando da solo nello spazio-tempo con un numero limitato di particelle.

Un Regno Quantico alquanto confusionario e linee temporali sbagliate

In Ant-Man and Wasp (2018) Scott Lang (Paul Rudd) rimane intrappolato nel Regno Quantico e in Endgame si scopre che per lui sono passate solo 5 ore, mentre nel mondo reale il “blip” ha una durata di 5 anni: ricordiamo, però, che in Ant-Man and the Wasp Janet van Dyne (Michelle Pfeiffer) aveva trascorso decenni nel Regno Quantico, invecchiando in modo coerente con il tempo trascorso nel mondo reale. Qual è, a questo punto, la differenza e perché non ci viene spiegata per risolvere quest’impasse narrativa?

Il discorso non migliora quando a essere prese in considerazione sono le linee temporali, da sempre un limite nel Multiverso Marvel: in Endgame viene spiegato che non si può cancellare il proprio futuro modificando il passato, si crea semplicemente una realtà parallela. Nonostante ciò, alla fine del film vediamo uno Steve Rogers anziano seduto su una panchina nella linea temporale principale. Per vivere la sua vita con Peggy (Hayley Atwell), Steve avrebbe dovuto risiedere in una realtà ramificata e, per tornare nel presente principale e consegnare lo scudo a Sam, avrebbe avuto bisogno di un ulteriore apparecchio e di particelle Pym per saltare da una timeline all’altra, un dettaglio che il film sorvola lasciando aperta la confusione su quale versione di Steve sia cresciuta nell’ombra del cinecomic. Capitan America viaggia nel passato per rimettere ogni Gemma al proprio posto, qualche secondo dopo il prelievo. Tuttavia, il semplice passaggio degli Avengers e l’intenzione che ne deriva lascia con sé scie di eventi e micro-rotture che, per la logica stessa del Multiverso ramificato, non potrebbero azzerarsi del tutto con la semplice restituzione dell’oggetto. Un altro problema è stato il salto temporale del Thanos del 2014: le versioni di Nebula e di Thanos viaggiano nel futuro (nel 2023) e vengono definitivamente sconfitta con la polverizzazione del Titano Pazzo e del suo esercito, ma nell’eliminare il Thanos del 2014 nel 2023 si sta intendendo – seguendo le logiche imposte dalla Marvel – che quella specifica e intera linea temporale rimarrà priva di Thanos, delle vicende di Guardiani della Galassia Vol. 1 e 2 (2014 e 2017) e di Infinity War, alterando in modo permanente il destino di quei mondi paralleli e portando a un paradosso circa l’esistenza stessa della Gamora del 2014, rimasta invece nel presente principale.

Cosa ci riserva il futuro del Marvel Cinematic Universe

Nonostante le problematiche citate il film ha tanti altri difetti ma, nonostante ciò, resta molto amato dai fan, rappresentando la conclusione epica ed emotiva di una lunga fase del Marvel Cinematic Universe durata undici anni (2008-2019) e funzionando come un grande abbraccio nostalgico e un tributo ai suoi personaggi. Il futuro del MCU dopo Avengers: Endgame punta a un massiccio reset con Avengers: Secret Wars (2027) e l’ingresso ufficiale di nuovi pilastri come i Fantastici 4 e gli X-Men; ma l’era post-Endgame ha dovuto fare i conti con una grave crisi creativa e di stanchezza del pubblico. La Fase 4 e parte della Fase 5 sono state percepite come frammentate e prive di una direzione comune, a differenza della quasi solida costruzione della Infinity Saga.

E non solo: l’eccesiva quantità di contenuti, tra film e serie TV, con il relativo obbligo di seguire troppi prodotti collegati su Disney+, ha sovraccaricato il pubblico, trasformando la visione in un impegno e un peso costanti anche nelle logiche dell’intrattenimento di un singolo film che, nella maggior parte dei casi, richiede una profonda esperienza pregressa per cogliere ogni aspetto, easter-egg o citazione. Oltre tutto, la saga del Multiverso ha faticato a trovare un antagonista forte e riconoscibile come lo era Thanos: in Endgame c’è stato il presunto addio a colossi come Iron Man (Robert Downey Jr.) e Captain America, che ha lasciato un vuoto emotivo che i nuovi eroi faticano a colmare. Riuscirà Avengers: Doomsday ad avere lo stesso effetto sul pubblico come fu per Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame? Lo scopriremo soltanto dal 16 dicembre: nel frattempo, per chi ha amato Endgame, sarà possibile rivivere l’emozioni vissute nel 2019, con qualche aggiunta, sul grande schermo dal 24 settembre.

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