Appena un paio di giorni fa, due dei fandom più ampi, influenti e “rumorosi” del mondo sono stati incalzati con due annunci particolarmente importanti: un nuovo film del franchise de Il Signore degli Anelli intitolato Shadow of the Past e la distribuzione online del primo e attesissimo teaser trailer della serie remake di Harry Potter targata HBO Max. Pensiamo che possa essere interessante riflettere, in queste poche righe, non tanto sulle aspettative “estetiche” che gravano su questi due prodotti (anche perché le informazioni attualmente disponibili non sono molte), né sull’annosa questione dell’adattamento cinematografico di un romanzo e sul conseguente concetto di “supposta fedeltà” (compito che lasciamo agli esperti di letteratura e media). Il nostro obiettivo è ragionare, invece, in un’ottica di critica industriale e di analisi semiotica (si fa per dire) su ciò che si cela dietro allo sviluppo di questi due nuovi progetti, entrambi firmati Warner Bros., e soprattutto evidenziarne le somiglianze per quanto riguarda il loro rapporto con i vecchi film dei rispettivi franchise, da cui sembra siano stati sostanzialmente partoriti.
Se la trama della nuova serie Harry Potter e la Pietra Filosofale è ben nota, considerando la sua estrema aderenza sia al libro di J. K. Rowling, sia al film diretto da Chris Columbus, quella di Shadow of the Past sembra un po’ più peculiare. Il nuovo film scritto da Stephen Colbert, Peter McGee, Philippa Boyens e Fran Walsh sarà ambientato, come da sinossi, quattrodici anni dopo la scomparsa di Frodo, con Sam, Merry e Pipino in partenza per ripercorrere le loro avventure. Nel frattempo, Elanor (figlia di Sam) scopre un segreto a lungo sepolto che potrebbe farle capire perché la Guerra dell’Anello fu quasi persa prima ancora di cominciare. Insomma, un sequel a tutti gli effetti della trilogia originale diretta da Peter Jackson, ma allo stesso tempo un bizzarro “midquel interno” rispetto a La Compagnia dell’Anello; infatti, come annunciato da Jackson e Colbert, il nuovo film adatterà quei capitoli (in particolare quelli dal terzo all’ottavo) del romanzo tolkeniano che il regista neozelandese e il suo team avevano escluso dalla trasposizione cinematografica del 2001. Da questo punto di vista sono illuminanti le dichiarazioni dello stesso Colbert, che definisce i suddetti capitoli “una storia a sé stante ma in grado di inserirsi nella trama principale. Potremmo sviluppare qualcosa che sia fedele ugualmente ai libri e ai film già realizzati“.
La trama di Shadow of the Past ricorda prepotentemente quella del videogioco Il Signore degli Anelli: L’avventura di Aragorn, un action-adventure in terza persona prodotto da WB Games e distribuito nel 2010 su PS2, PSP, PS3 e Nintendo Wii. Il gioco è ambientato quindici anni dopo la fine della Guerra dell’Anello mentre nella Contea fervono i preparativi per accogliere Re Aragorn. Per l’occasione, Sam narra ai propri figli le imprese del fu Grampasso ai tempi della trilogia cinematografica originale (un espediente narrativo per avviare dei flashback in cui il giocatore veste il ruolo del Ramingo), mentre costoro, in particolare Frodo ed Elanor (sbloccabile nella modalità multigiocatore) sono impegnati nell’organizzazione della festa per la visita di Re Elessar. Insomma, la struttura narrativa sembra essere praticamente identica a quella del futuro Shadow of the Past. E veniamo dunque ai videogiochi e, nello specifico, al concetto di DLC.
Com’è noto ai più, per DLC (downloadable content) si intende un contenuto aggiuntivo o extra che estende un videogioco già esistente e già in possesso di un giocatore, la cui esperienza di esso viene ugualmente espansa, così come il ciclo di vita economica del prodotto stesso. Questa tipologia di bene di consumo afferisce a un campo semantico dominato dal concetto di “aggiunta”, a sua volta scaturito da quello di “nuovo”. Eppure, lo sviluppo e la distribuzione di un nuovo contenuto aggiuntivo porta con sé alcune idiosincrasie semantiche di fondo. Quanto può essere realmente nuovo un prodotto che deve la propria esistenza a un altro già in commercio e di cui ne costituisce l’espansione? Pertanto, si ritiene opportuno introdurre, a mo’ di sintesi dialettica, il concetto di “celebrazione”, per cui realizzare un contenuto aggiuntivo significa valorizzare nuovamente e maggiormente ciò che già esiste, quindi celebrarlo.
Imbrigliando il discorso teorico tra le maglie della prassi quotidiana, è evidente che Hollywood si sia messa su questo percorso già da diverso tempo (praticamente dai suoi albori se si pensa soltanto al fenomeno del sequel o quello, più complesso, del remake). Eppure, negli ultimi anni la moda dei cosiddetti requel e legacy sequel (ad esempio Star Wars: Il risveglio della Froza, Top Gun: Maverick e Ghostbusters: Legacy, solo per citarne alcuni) ha fortemente rinvigorito questo tipo di approccio, spesso attraverso operazioni industriali abbastanza peculiari. Adesso, la serie HBO di Harry Potter e Shadow of the Past sembra che stiano aprendo una nuova fase (già introdotta, forse, dalla miriade di remake live-action sviluppati per celebrare e rilanciare, a caccia di un nuovo pubblico, molti Classici Disney).
Quando il celebre conduttore di The Last Show parla di Shadow of the Past come di una storia a sé stante, ma capace di inserirsi nella macrotrama generale (che, in questo caso, corrisponde a quella del primo film della saga cinematografica), sembra che stia proprio facendo riferimento, involontariamente, al meccanismo creativo di un DLC. Inoltre, affermando che la nuova pellicola sarà fedele sia ai vecchi film, sia alle opere di Tolkien, Colbert fa pensare proprio al concetto di celebrazione, elemento confermato dalla trama stessa del progetto. Infatti, sebbene Shadow of the Past si presenta narrativamente come un sequel de Il Signore degli Anelli, è difficile ritenerlo davvero tale, soprattutto nello spirito. È come se l’aura da “classici del cinema” che avvolge i film di Jackson impedisse di sviluppare il franchise oltre la sua mera auto-celebrazione. Ripristinare i capitoli originariamente espunti, evidentemente per ragioni creative, dall’adattamento dei primi anni Duemila significa filosoficamente annullare la sostanza stessa di quest’ultimo. Allo stesso modo, The Hunt for Gollum, diretto da Andy Serkis e in uscita a natale 2027, prevede una parte significativa della sua narrazione svolgersi proprio a ridosso degli eventi de La Compagnia dell’Anello. In entrambi i casi, siamo di fronte a delle aggiunte, a degli extra, a un surplus di contenuti con lo scopo di aggiornare qualcosa di già esistente. Insomma, se i classici sono davvero intoccabili ecco che Hollywood propone piccole aggiunte, dei DLC per rendere l’esperienza del franchise da parte del fandom più estesa e completa. Non a caso, al timone di entrambi i progetti, oltre al ritorno della vecchia guardia (Jackson, Walsh, Boyens e la maggior parte della troupe originaria) e di alcuni membri del cast originale, troviamo, in un’ottica più celebrativa che costruttiva, Andy Serkis (colui che con il proprio corpo ha praticamente incarnato il franchise dell’Anello) e Stephen Colbert, appassionato tolkeniano di lunga data e caro amico di Peter Jackson.
Osservando, più rapidamente, il primo teaser della nuova serie di Harry Potter, anch’essa di proprietà Warner Bros. e mostratasi al pubblico esattamente lo stesso giorno dell’annuncio di Shadow of the Past, notiamo che molte inquadrature (quelle della scena nel treno per Hogwarts e quella dagli spalti della partita di Quidditch) sono fedelmente ricalcate dal film del 2001. Pertanto, rifare Harry Potter oggi non significa solo offrire al pubblico una trasposizione più fedele ai romanzi (possibile in virtù del maggiore screentime concesso dalla televisione), bensì riproporre i film originali ampliandoli con tutta una serie di elementi esclusi, anche in questo caso per ragioni creative, dall’adattamento cinematografico originale e qui interpolati sotto forma di aggiunte.
Nati per lo stesso motivo, ovvero rilanciare su ordine del CEO David Zaslav due importanti e redditizi franchise targati Warner in modo da incrementare il valore dell’azienda per venderla al prezzo più alto possibile al miglior offerente (in questo caso Paramount), Shadow of the Past e Harry Potter e la Pietra Filosofale di HBO potrebbero condividere pure la stessa identità: non quella di nuovi adattamenti di una vecchia storia, ma DLC di due classici. Tuttavia, per giungere a conclusioni più solide non ci resta che attendere l’arrivo al cinema e in TV di questi progetti, per capire veramente la forma che assumeranno definitivamente e se, effettivamente quali saranno i cambiamenti sostanziali rispetto alle opere generatrici (soprattutto, per quanto riguarda il problematico “Pitongate“).