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Cars – Motori ruggenti: 20 anni di pura velocità

Copyright: Buena Vista International Italia

Il settimo film della Pixar Animation Studios torna in pista, per festeggiare il ventesimo anniversario dall’uscita (2006), nei cinema italiani dal 17 settembre.

Il quasi brutto anatroccolo della Pixar

Era il 1993 quando il regista John Lasseter e il character designer Bob Pauley erano in viaggio in auto durante la produzione di Toy Story, primo film della Pixar (1995), quando venne in mente ai due di realizzare un film d’animazione incentrato su delle auto. Lasseter, in seguito, pranzò con lo story artist Jorgen Klubien durante la produzione di A Bug’s Life, quando Klubien disse a Lasseter che, dopo aver realizzato un film sui giocattoli parlanti e insetti parlanti, sarebbe stato fantastico farlo anche con delle auto come personaggi: Lasseter e Klubien erano fan del cortometraggio animato della Disney Susie the Little Blue Coupe (1952), a cui decisero di ispirarsi. Klubien iniziò a scrivere una sceneggiatura chiamata The Yellow Car, che vedeva il protagonista principale, un’auto elettrica, che entrava in una città piena di auto a benzina e veniva emarginata data la sua natura: nella prima bozza di sceneggiatura, inoltre, gli esseri umani sarebbero stati presenti nella storia, anche se non in modo così prominente come le auto. La storia prendeva ispirazione dalla fiaba di Hans Christian Andersen: Il brutto anatroccolo (1843), dal momento che l’idea era nata dalla scarsa accoglienza che gli americani avevano avuto in confronto alla CityEl, un’auto elettrica leggera a tre ruote, progettata e prodotta proprio in Danimarca.

Il film era previsto per essere il prossimo lungometraggio Pixar dopo A Bug’s Life, con data di uscita prevista il 4 giugno 1999. Tuttavia, il progetto venne accantonato in favore di Toy Story 2: Lasseter affermò che l’ispirazione per la storia del film arrivò dopo un viaggio in auto attraverso gli Stati Uniti con sua moglie e i suoi cinque figli nel 2000. Al suo ritorno in studio dopo le vacanze, contattò Michael Wallis, uno storico della Route 66 che di seguito guidò undici animatori della Pixar in Cadillac bianche in due diversi viaggi lungo la Route stessa, al fine di effettuare ricerche per il film. Per questo motivo, nel 2001, il titolo provvisorio del film fu proprio quello di Route 66 ma, per evitare confusione con la serie televisiva omonima degli anni ’60, fu cambiato prima in American Cars e successivamente in Cars. Il regista dichiarò di aver sempre amato le auto e l’idea di combinare la sua passione per il cinema e per le auto fu, di fatto, irresistibile: grazie anche alla visione di un documentario intitolato Divided Highways, che trattava dell’autostrada interstatale e di come avesse influenzato le piccole città lungo il percorso, Lasseter fu così colpito che iniziò a pensare a come doveva essere la vita in queste piccole città che erano state totalmente aggirate dalla nuova opera urbanistica e fu allora che le ricerche sulla Route 66 iniziarono ad essere intensificate, benché non fosse ancora chiaro quale sarebbe stata la storia del film; l’idea venne ripresa solo successivamente, quando Lasseter iniziò ad apportare alcune modifiche alla sceneggiatura, con l’aggiunta di personaggi importanti come Carl Attrezzi (Cricchetto) o Doc Hudson. Non solo: diversi disegni dei personaggi originali sviluppati nel 1998 vennero successivamente modificati per adattarsi alla nuova sceneggiatura, fino al risultato definitivo che possiamo ammirare sullo schermo. Cars è stato il primo film a uscire al cinema dopo l’acquisizione di Pixar da parte di Disney e distribuito da Buena Vista International, oltre che il primo film d’animazione della storia ad aver vinto un Golden Globe nella categoria di miglior film d’animazione, introdotta nella cerimonia del 2007.

Il processo d’animazione utilizzato per il film

In Cars viene utilizzato il rigging, un processo d’animazione 3D atto alla creazione di uno scheletro digitale (rig) collegato alla superficie (skin o mesh) di un modello per permetterne il movimento. Nel film Cars, o per l’animazione dei veicoli in generale, si entra nel campo del rigging meccanico, che gestisce ruote, sospensioni, sterzo e deformazioni espressive. Prima di Cars, nei film d’animazione i veicoli venivano trattati come oggetti rigidi e secondari, oppure avevano i fari come occhi: la Pixar ha rivoluzionato questo concetto, fondendo la fisica meccanica pesante con la recitazione organica dei personaggi. Pertanto, la prima grande decisione di design in Cars fu lo spostamento degli occhi dai fari al parabrezza, dal momento che agire come si era fatto fino a quel momento avrebbe costretto il personaggio a guardare sempre verso il basso, a livello della strada, rendendo le inquadrature e i dialoghi innaturali; posizionare gli occhi sul parabrezza, invece, ha permesso di rendere i personaggi più verosimili sia di in termini di interazioni che di livello visivo, tentando di ottenere – con risultato assolutamente riuscito – una verosimiglianza con gli esseri umani nella costruzione del design. L’obiettivo, avendo delle auto come protagoniste, era di rendere i personaggi quanto meno rigidi possibili, ma allo stesso tempo flessibili e adattabili al nuovo design visivo: ciò è stato reso possibile grazie al rigger. Le innovazioni non terminano qui, dal momento che in Pixar è stato necessario creare un sistema che permettesse al vetro del parabrezza e al tetto di flettersi, creando sopracciglia, palpebre ed espressioni emotive affinché le automobili non sembrassero troppo fittizie in alcun movimento.

Il Sistema di Rigging Meccanico-Organico

Dietro il movimento realistico ma cartoonesco di Cars si apprezza la combinazione di due scuole di rigging: Rigging Meccanico che gestisce ruote, asfalto, gravità e sospensioni, Rigging Organico che si occupa invece della recitazione di bocca, gli occhi e “respiro”. Ciò ha facilitato le movenze dei personaggi: ad esempio, le sospensioni vengono utilizzate come braccia mentre le ruote e i parafanghi non servono solo a rotolare sul terreno, ma fungono da arti del personaggio; basti pensare a quando Cricchetto gesticola, sollevando una ruota anteriore come se fosse una mano. Per ottenere questo risultato, i rigger Pixar hanno programmato un sistema di sospensioni a doppio livello: il livello fisico, secondo cui il personaggio reagisce automaticamente al tipo di terreno; il livello artistico, che permette all’animatore di “forzare” il movimento, sollevando la carrozzeria o inclinando le ruote per esprimere sorpresa, rabbia o stanchezza. Con il principio dello “Squash and Stretch” la Pixar ha sviluppato deformatori speciali che mantenessero il volume complessivo dell’auto costante: se Saetta McQueen frena bruscamente, per fornire un dettaglio esemplificativo, il suo muso si schiaccia e si allarga leggermente, ma i riflessi di luce sulla vernice metallizzata continuano a scorrere in modo coerente, preservando l’illusione del metallo rigido. Alla luce di tutti questi dettagli, la produzione di Cars ha richiesto la riscrittura di parti del software di animazione proprietario della Pixar: per la prima volta, la Pixar ha utilizzato in modo massiccio il Ray Tracing per fare in modo che la carrozzeria lucida dei personaggi riflettesse l’ambiente circostante in tempo reale, aumentando l’integrazione del modello 3D nella scena. E ancora, le gomme in Cars non sono cilindri perfetti: il rigging, infatti, include una simulazione del peso per cui lo pneumatico si schiaccia leggermente nel punto esatto in cui tocca il suolo, espandendosi ai lati a seconda del carico e della pressione, mentre la bocca dei personaggi è modellata direttamente nel paraurti anteriore così da evitare che la griglia del radiatore o i dettagli meccanici si distorcano in modo grottesco; pertanto, la Pixar ha isolato la geometria della bocca inserendo centinaia di piccoli controlli invisibili dedicati esclusivamente alle labbra metalliche e ai denti interni. Tali processi sono stati ulteriormente perfezionati nel tempo: con il terzo capitolo della saga (2017), la Pixar ha introdotto un rigging ancora più raffinato per i nuovi personaggi come Jackson Storm; mentre il rig di Saetta McQueen è più flessibile ed espressivo, il rig di Storm, invece, è rigido, teso e geometricamente perfetto, studiato per riflettere un design aerodinamico moderno. Questo dimostra come il rigging non sia solo una tecnica, ma è anche uno strumento fondamentale per la caratterizzazione psicologica del personaggio. Non a caso, i computer utilizzati nello sviluppo del film erano quattro volte più veloci di quelli utilizzati in Gli Incredibili e 1.000 volte più veloci di quelli utilizzati in Toy Story: per costruire le auto, gli animatori hanno utilizzato piattaforme informatiche simili a quelle utilizzate nella progettazione di automobili reali.

Ruggenti riferimenti e curiosità

Il mondo di Cars è pieno di riferimenti alla vita reale, soprattutto per il mondo delle corse Nascar. Il campionato in cui gareggia il protagonista Saetta McQueen (Owen Wilson, 1968), Piston Cup, è un chiaro riferimento alla Winston Cup Series, famoso campionato che ha sponsorizzato la Nascar dal 1971 al 2003. Il mentore di Saetta McQueen, Doc Hudson (Paul Newman, 1925-2008) è basato sulla leggendaria figura di Herb Thomas, un pioniere ed eroe della Nascar che dominò i campionati a bordo di una Hudson Hornet nei primi anni Cinquanta. E ancora, il Re (Strip Weathers): il veterano e campione in carica è doppiato nella versione originale da Richard Petty (1937) ex leggenda della Nascar che guida una Plymouth Superbird azzurra, richiamando direttamente le celebri livree sponsorizzate “Dinoco”, ispirate alla retrostante cultura petrolifera e ai colori legati a Richard Petty. La saga ha coinvolto piloti leggendari e attuali del tracciato americano e non solo come Darrell Waltrip (1947), Mario Andretti (1940) e Michael Schumacher (1969), trasformati per l’occasione in controparti animate su quattro ruote. Le curiosità abbondano anche in Italia, dal momento che per i personaggi Bob Cutlass e Darrell Cartrip – i due telecronisti della Piston Cup, evidenti caricature di Bob Costas (1952) e Darrell Waltrip (1947) nonché loro doppiatori -, nell’edizione italiana sono doppiati dagli allora telecronisti della Formula 1 Gianfranco Mazzoni (1959) e Ivan Capelli (1963) ex corridore della Formula 1. L’ex pilota di Formula 1, Alex Zanardi (1966-2026) presta la sua iconica voce al personaggio di Guido, il piccolo muletto italiano appassionato di Ferrari: il legame tra il mondo dell’animazione e le corse americane è così forte che un esemplare a grandezza naturale di Saetta McQueen è stato esposto persino all’interno della Nascar Hall of Fame. Nel film le auto da corsa usano le gomme marchio “Lightyear”, un chiaro riferimento al nome di Buzz Lightyear, personaggio iconico di Toy Story, omaggiando anche lo storico produttore di pneumatici Goodyear. Ma i riferimenti a Toy Story non sono finiti: il marchio Dinoco è una famosa compagnia petrolifera e di sponsorizzazione fittizia creata dalla Pixar, apparsa per la prima volta in Toy Story e poi diventata celebre nel mondo di Cars, dove diventa una celebre e lucrosa sponsorizzazione ambita da tutti i piloti in gara, soprattutto per il protagonista.

Il numero di gara di Saetta McQueen doveva essere originariamente il 57, un riferimento al 1957, anno di nascita di Lasseter, ma è stato cambiato in 95 riferimento al 1995, anno di uscita del primo lungometraggio della Pixar, Toy Story. Il Re, Strip Weathers, porta il numero 43, ex numero del suo doppiatore Richard Petty; per quanto riguarda Chick Hicks (Michael Keaton, 1951) il rivale di Saetta, ha come numero 86, che oltre ad essere un riferimento all’anno della fondazione della Pixar (1986) è anche un modo di dire americano (“86ing”) che significa eliminare o sbarazzarsi di qualcuno cosa che caratterizza la personalità e il carattere del personaggio.

Il film che divide i fan Pixar

Il film di Cars è considerato il più divisorio per i fan, da molti considerato anche come film minore della Pixar soprattutto a causa del suo concept insolito. Tra i motivi principali di tale responso c’è la sensazione che un mondo popolato interamente da veicoli senzienti fosse meno profondo e originale rispetto a Toy Story o Gli Incredibili. Per molti fan, inoltre, Cars ha segnato il momento in cui l’intento commerciale della Disney per la vendita di giocattoli è diventato troppo evidente e invasivo. A margine, la consapevolezza che il primo film non sia una storia di corse continue, ma una riflessione lenta sulla provincia americana dimenticata e sul valore dell’umiltà.

Ma Cars è molto di più: unisce una straordinaria cura visiva a una profonda riflessione sul valore del tempo e dei legami umani, rappresentati nel mondo delle auto. Insegna che l’amicizia, la comunità e l’umiltà valgono molto di più del successo personale e della gloria individuale. All’inizio Saetta McQueen è un campione egoista e concentrato solo su sé stesso: grazie all’incontro con gli abitanti di Radiator Springs, impara a volere bene agli altri e a capire il valore dell’altruismo. La vita non è fatta solo di trofei, velocità e fama, il tempo passato insieme agli amici e il legame con il territorio sono più importanti di qualsiasi vittoria in pista: ciò che il film insegna, scena dopo scena, è di fare tesoro dell’esperienza di chi è venuto prima di noi, accettando i propri limiti e trovando la propria identità, ricordandoci soprattutto di rallentare in un mondo che continua ad andare sempre più veloce.

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